martedì, 29 aprile 2008

La nostra Repubblica ha le radici nella Resitenza che è fatta di azioni ma soprattutto di persone normali capaci di gesti eroici, di sacrificarsi fino a dare la vita, come i Cinque martiri cassanesi, di cui pubblico la storia. Ho tratto il racconto dagli interventi pubblici e dalle memorie scritte di Silvio Villa, concittadino cassanese, internato in Germania dopo l'8 settembre 1943, a lungo presidente dell'ANPI e pubblico amministratore, che ringrazio sentitamente e sinceramente.

5_martiriL’ULTIMA AZIONE DEL PARTIGIANO LUIGI RESTELLI

Nel marzo del 1945 vi era la netta percezione che la guerra stava per finire. In vista dell’insurrezione finale, programmata e realizzata per il 25 aprile, il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) aveva diramato l’ordine di recuperare armi.
Fu così che i componenti del comando di zona, referenti della 105° Brigata Garibaldi, dei paesi di Gorgonzola, Inzago e Cassano, si riunirono e decisero di agire la sera del 28 marzo 1945 nelle ore del coprifuoco. Si convenne, così, una azione nel piccolo bar-gelateria “Tri basei” (lett. Tre gradini) di Cassano. Il locale era collocato al “Furnasenn” (dove oggi si trova la Casa di Riposo “Belvedere”) ed era luogo ideale per tale operazione perché ritrovo di militari tedeschi e repubblichini. Per motivi di sicurezza si decise anche di escludere il gruppo di Cassano dall’intervenire.

Furono così i partigiani di Inzago e di Gorgonzola a darsi appuntamento nei pressi del cimitero di Trecella. Da quel punto infatti si dipanava, e si trova tuttora, un viottolo detto dei “brugnoo” (dei pruni selvatici) che dalla cascina S. Giuseppe (casina dal Bracc) proseguiva lungo l’attuale via Leonardo da Vinci e portava nei pressi del bar. A pochi metri vennero nascoste le biciclette, in un piccolo fossato che fiancheggiava l’ospedale Zapattoni. Il gruppo, armato di un mitragliatore e di pistole, si recò guardingo all’obiettivo con l’intento di cogliere di sorpresa i militari nemici. Ma qualcosa andò storto quella sera, quando, al momento d’entrare in azione, il mitragliatore s’inceppò e costrinse il gruppuscolo a ripiegare. Nelle fasi concitate dell’azione, che videro la reazione violenta dei tedeschi e dei repubblichini, oltre alla risposta dei partigiani che con il lancio di una bomba a mano cercarono di creare scompiglio, Luigi Restelli, commissario politico, venne colpito mortalmente e con lui un maresciallo tedesco. Rimasero feriti anche Angelo Fagnani, alla gamba destra, e Felice Braga, alla spalla, che poi vennero curati da un medico amico di Trezzano Rosa.
Luigi Restelli, nato a Gorgonzola il 14/9/1924, era un partigiano la cui scelta politica era stata fatta in maniera lucida, nonostante la sua giovane età. I numerosi incarichi a lui affidati dai vertici della 105° Brigata e la sua presenza al comando dell’azione del “Furnasenn” danno una misura del suo grande impegno e dedizione alla causa antifascista.

RAPPRESAGLIA

Il mattino del 31 marzo 1945 il borgo con i suoi cittadini si mise in un’attesa drammatica e angosciosa. Si era alla vigilia di Pasqua e alle 4.30 in villa Pia arrivò una macchina tedesca con a bordo quattro detenuti, prelevati dal carcere militare di Monza. Vie e luoghi attorno al sito scelto per la fucilazione, in rappresaglia per i fatti del Furnasenn, erano tutti presidiati da militari tedeschi e fascisti. E in quelle ore il parroco monsignor Aristide Favalli tentò un’ultimissima disperata mediazione con il comando tedesco, perché recedessero dall’intenzione di uccidere quei 4 innocenti. Il suo generoso gesto rimase del tutto inascoltato. Fu così che verso le 9 del mattino, una ventina di GNR (Guardie Nazionali Repubblicane) si posizionarono davanti alla chiesetta di San Dionigi, in attesa dei condannati. Qualche istante dopo l’eccidio venne compiuto.

Caddero sotto i colpi Luigi Lodola, nato a Castelnuovo Bocca d’Adda il 14/9/1924, componente della I Brigata d’Oltre Po. Al suo attivo aveva azioni ardimentose, tra le quali la liberazione da un campo di prigionia di alcuni ufficiali inglesi, francesi, polacchi e russi, all’indomani del 25 luglio 1943. Era caduto nelle mani dei tedeschi nel luglio ‘44 durante un rastrellamento. Portato a Codogno era stato torturato e poi trasferito al carcere di  San Vittore a Milano e da qui alle carceri di Monza.

Il secondo si chiamava Giuseppe Fontana, nato il 27/2/1922 a S. Vito di Gaggiano (Mi) ed era reduce della campagna di Russia. Fu inviato a casa per la convalescenza dal congelamento patito in quella terra e l’8 settembre non fece rientro al suo reparto e in seguito venne catturato dagli occupanti nazi-fascisti.

Il terzo era Giuseppe Ruggeri, nato il 5/6/1920 nel sud Italia. Anch’egli era renitente alla chiamata della RSI.

Infine Giovanni Ballarati, nato nel sud Italia il 16/4/1924  e come il Ruggeri renitente alla chiamata della Repubblica fascista.

Si trattava di persone assolutamente estranee ai fatti e che vennero assassinate da un plotone di “volontari” carnefici fascisti che chiesero l’onore di eseguire personalmente la condanna a morte.


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categorie: resistenza
venerdì, 25 aprile 2008

DOVE E' NATA LA NOSTRA COSTITUZIONE

25 Aprile 2008Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.
 
Piero Calamandrei, costituzionalista

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categorie: politica, resistenza, istituzione
lunedì, 21 aprile 2008

MENTRE LA FERITA DI CHERNOBYL E' ANCORA APERTA...

chernobylIn questi giorni, in cui le sirene nucleariste sono tornate a farsi sentire, a destra e ahimè a sinistra, abbiamo la possibilità di incontrare, per merito dell'associazione Mondo in Cammino, il prof. Bandazhevsky che è per la prima volta in Italia per una serie di conferenze su Chernobyl.

Mi pare questa che ci viene offerta, grazie al lavoro di diverse associazioni del territorio e al patrocinio della Provincia di Milano, una opportunità da cogliere.

http://www.progettohumus.it/


 “La storia nascosta di Chernobyl: le ricerche del professor Bandazhevsky”

Sabato 26 aprile – ore 17.00 - Cassano d’Adda (MI)
Biblioteca civica “A. Sciondi” – via Dante, 4
interverranno:
  •  YURI BANDAZHEVSKY, scienziato di fama internazionale, ex rettore dell’Università di Gomel in Bielorussia che da anni lotta per la verità su Chernobyl e a causa delle sue idee e ricerche è stato perseguitato ed imprigionato.
  •  GALINA BANDAZHEVSKAYA, medico pediatra e cardiologo
  • MASSIMO BONFATTI, presidente dell'associazione Mondo in Cammino
  • LUIGI GAVAZZI, volontario Gruppo Caritativo di Cassano d'Adda

 


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categorie: politica, energia
giovedì, 17 aprile 2008

ELEZIONI 2008

PERCHE' IL PATRIMONIO VERDE NON SI DISPERDA

“C’è voglia di sinistra in Italia”, dicevano prima delle elezioni i nostri leader, ma il risultato dello scrutinio ha dimostrato ancora una volta come questa fosse semplicemente una riflessione estemporanea, pronunciata da chi in questi anni ha perso il contatto con la realtà quotidiana. Il successo della destra, ampiamente prevedibile dopo la rovinosa caduta del Governo Prodi, è stato amplificato dal successo della Lega nord, un partito da sempre “vicino alla gente” e che si è dimostrato capace di sostituirsi al ruolo ricoperto un tempo dalla sinistra. E’ chiaro che s’impone ora una seria riflessione rispetto al futuro dei Verdi in Italia e in Lombardia, perché non venga dissipato un patrimonio di idee e persone che, pur con i propri limiti, è servito a rendere patrimonio comune di moltissimi italiani il concetto della tutela dell’ambiente, intesa come risorsa preziosa alla nostra sopravvivenza e non rinnovabile.

I Verdi in questi anni hanno contribuito a rendere più efficiente la gestione dei rifiuti, introducendo la raccolta differenziata, hanno spinto perché l’Italia potesse aspirare a un’autonomia energetica attraverso investimenti verso le fonti rinnovabili, e tra le iniziative di Governo hanno stanziato fondi per favorire l’introduzione di queste tecnologie e quelle utili al risparmio energetico. Abbiamo parlato d’inquinamento dell’aria, proponendo la riduzione del traffico, introducendo concetti come il “ticket d’ingresso” poi copiatoci dalle amministrazioni di destra, il potenziamento dei mezzi pubblici o il car sharing.

Questo semplice e non esaustivo riassunto per dire quanto i Verdi non siano mai stati il partito dei “NO”, ma se abbiamo detto no è perché puntavamo a qualcosa di meglio, di più moderno e rispettoso dell’ambiente per i nostri concittadini. Visto il risultato di questa consultazione, possiamo dire di non essere stati capaci di parlare a tutti voi cittadini e di rendere così efficace il nostro messaggio. E’ stato forse anche un problema di alleanze errate e sicuramente la dirigenza nazionale dovrà prenderne atto con un gesto di responsabilità, rimettendo il mandato.

Ora si apre una nuova fase politica e, viste le premesse, possiamo solo sperare che il nuovo Governo continui nel solco tracciato da Prodi per il risanamento economico del Paese e verso la sua modernizzazione. Certo non potremo essere in Parlamento a vigilare sulla correttezza dell’Esecutivo, ma non è detto ciò sia un male, perché questo fatto ci riconsegna al ruolo che un politico dovrebbe sempre ricordarsi di avere e cioè quello di stare in mezzo alle persone per raccoglierne le istanze e farne sintesi. Ci aspettano anni impegnativi quindi e dovremo essere capaci di ritrovare entusiasmo e voglia di fare come agli albori della storia ecologista.


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categorie: politica
giovedì, 03 aprile 2008

Abolire le province? Sì, no, forse…

sedi_isimbardiIl tema dei costi della politica sembra mietere – almeno nei programmi elettorali – una vittima illustre: le province. Da destra e da sinistra si sente infatti dire che occorre ridurre i costi della politica e per tale ragione le province devono essere abolite. Dopo quattro anni da consigliere della provincia di Milano, una delle realtà amministrative e territoriali più grandi d’Italia, ho maturato la convinzione – in controtendenza all’andazzo generale – che l’abolizione tout court di questi enti sia una falsa soluzione a problemi veri.


Condivido la necessità di semplificare il quadro burocratico del Paese e che non ci si debba affezionare più di tanto ai modelli amministrativi, mentre questi è indispensabile che siano pensati per essere funzionali alle necessità dei cittadini e del territorio. E’ fondamentale che le istituzioni rispondano al principio delle tre “E”: efficienza, efficacia ed economicità.


Oggi invece il modello amministrativo locale, fondato sui comuni e province con compiti spesso poco chiari e sovrapposti, ha dimostrato la sua inadeguatezza. Tuttavia di fronte ai problemi di natura ambientale come la qualità dell’aria e dell’acqua, di pianificazione territoriale, di gestione dei rifiuti, di programmazione dei trasporti e della mobilità, argomenti che superano i confini amministrativi delle singole municipalità, occorre un’istituzione inevitabilmente più ampia dei comuni capace di affrontare tali argomenti.

Pertanto sarebbe più serio e meno demagogico che gli addetti ai lavori si ponessero l’obiettivo di non abolire le province, per poi magari accorgersi che a qualcosa possono servire, ma piuttosto e proprio in nome di quel principio delle tre “E” di ridefinirne le competenze,  in modo che queste siano poche, chiare ed esclusive, e quindi effettivamente esercitabili.


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categorie: istituzione
martedì, 01 aprile 2008

A MILANO L'EXPO 2015

Milan-Logo-ExpoMilano, è stato deciso ieri da Bureau International des exposition (Bie) sarà sede dell'Expo 2015. Una decisione importante, stimolante, ma non priva di rischi. Ci sono buone ragioni per essere felici di questa opportunità che viene offerta a Milano e all'Italia, come ci sono altrettanto buone ragioni per essere seriamente preoccupati.

Le sfide - e l'Expo lo è, soprattutto per chi lo immagina in chiave ecologica e di rilancio sostenibile, di valorizzazione agricola in armonia con il tema scelto dell'alimentazione, di riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico - comportano dei rischi. Bisognerà vigilare affinchè non diventi un business fine a sé stesso, praticato da chi ha solo interesse ai profitti personali, ai propri affari senza troppi controlli.

Una gestione aperta invece potrà garantire una verifica della sostenibilià ambientale e sociale del progetto, raggiungendo così obiettivi pubblici utili alla qualità del vivere dell'area milanese, non solo per il periodo della manifestazione, ma anche prima e dopo l'esposizione.


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categorie: expo 2015